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Ciclismo e pandemia, come vanno affrontati

domenica 11 aprile 2021

Liv

La nostra Liv Ambassador Stefania Andriola ci parla di come le uscite in bici siano una sorta di "farmaco antidepressivo" contro la situazione che stiamo vivendo da più di un anno.

Da marzo 2020 la vita di tutti noi ha subito un cambiamento che mai avremmo potuto immaginare; l’esplosione della pandemia Covid-19 ha modificato in modo radicale il nostro stile di vita. Tralasciando i miei primi sentimenti che vagavano dall’incredulità, alla paura di ammalarmi, al terrore potesse succedere qualcosa ai miei cari, in un secondo momento è subentrata una sorte di “triste” rassegnazione nel guardare un mondo in cui non mi riconoscevo più. L’impossibilità di uscire da casa, la chiusura di palestre, campi da calcio, piscine, ecc… ha pesato tantissimo su chi era abituato, come me, a dedicarsi all’attività sportiva, individuale o di gruppo, influendo negativamente sia sulla forma fisica che su quella mentale. Vorrei ricordare che l'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomanda come allenamento ideale per mantenersi in salute 150 minuti di attività fisica a intensità moderata o 75 minuti di attività fisica ad alta intensità a settimana.



Nel contesto di questa pandemia, senza una regolare routine sportiva, fisico e mente sono stati messi continuamente a dura prova. Parole come “stress, ansia” quante volte le abbiamo sentite nominare dai nostri amici o sperimentate sulla nostra pelle di fronte all'isolamento, alla mancanza di una normale vita sociale; stati apprensivi determinati dalla condizione di emergenza, che spesso possono sfumare quando riusciamo a sfogarci con una nuotata, una corsa o una bella pedalata. Lo sport è infatti un ottimo antidoto contro lo stress da pandemia, la “Pandemic Fatigue” come l'ha definita l'OMS. Molti sono gli studi scientifici che dimostrano come l'attività fisica abbia un effetto antidepressivo, quasi fosse un vero e proprio farmaco: rafforza l'autostima, rilassa, riduce gli effetti dello stress ed è un antidoto per le malattie psicosomatiche.

Se le restrizioni sociali sono ancora fondamentali per poter venire fuori dalla pandemia, possiamo concentrarci su piccoli gesti che possono scatenare in noi sensazioni piacevoli: è a questo punto che voglio raccontarvi come la mia Artemide abbia salvato il mio umore. Artemide è il nome che ho dato alla mia bici Liv; amo da sempre i nomi mitologici e in questo caso non ho potuto fare a meno di pensare che con lei sarei andata a caccia di chilometri. Artemide è una divinità della religione greca, dea della caccia, degli animali selvatici, della foresta, del tiro con l’arco; è legata alla natura selvaggia, a tutto quello che si oppone all’esistenza quotidiana. Quando esco con lei mille sensazioni ed emozioni vengono a bussarmi e pedalata dopo pedalata riesce a ridarmi quel senso di libertà che da tempo mi sembra di aver perso. Pedalando, sentendo il vento in faccia, gustandomi bei panorami, riesco a gettare lontano le brutte sensazioni, a sfogarmi. Essere in sella è quasi catartico e quando rientro anche se ho le “gambe di legno” porto la leggerezza nel cuore. Pedalare è il mio farmaco antidepressivo.

Lo scorso anno purtroppo i miei giri in bici erano più contingentati ma per fortuna, in base ai nuovi decreti, abbiamo la possibilità di pedalare anche fuori dal nostro comune, basta partire e ritornare sempre a casa; non possiamo caricare le bici in macchina ma questo non mi impedisce di farmi anche 100-120 km a uscita. Cambiare strada, perdermi in discesa, faticare in salita, gustarmi panorami e colori che cambiano sotto i miei occhi, mi fa sentire viva e ancora me stessa!

Ultimamente poi si sente parlare anche di “ fame di pelle”; gli psichiatri hanno chiamato così il disagio che proviamo per la mancanza di gesti di affetto fisico, di una carezza, di una pacca sulla spalla; secondo gli esperti anche queste assenze scatenano delle ripercussioni non certo positive sul nostro benessere psichico. Massimo di Giannatonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti della Società Italiana di Psichiatria hanno dichiarato che: “Il contatto fisico è rassicurante, perché è la modalità più arcaica per farci sentire al sicuro. Inoltre il senso di sicurezza e di appagamento che provoca, innesca modificazioni neurochimiche positive come l’aumento della produzione di ossitocina, l’ormone dell’attaccamento che ha un effetto tranquillizzante”.

Controllare la mia bici, mi aiuta anche in questo caso… pulirla dopo ogni uscita, verificare la pressione delle gomme, dare il grasso alla catena sono gesti che mi riportano al “prendermi cura” di qualcosa o qualcuno e placano in qualche modo la mia “fame di pelle” che si trasforma in “fame di nuove uscite, fame di chilometri di benessere” da condividere con la mia bici e questa nuova realtà.

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